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I ricordi della carta da parati PARTE 3/3

I ricordi della carta da parati       PARTE 3/3

Il colpo di scena si consuma proprio in una delle tante vetrine del centro commerciale, ……dello stesso centro  commerciale , che ci ha fatto respirare gli odori dei colori a noi sconosciuti, che ci ha reso insegnanti e artisti degli abbinamenti.

Improvvisamente ci colpisce una pittura davvero particolare.

Non sappiamo spiegarla, anche se ci siamo fatti una cultura dell’intero colorario, questa parete ha qualcosa di diverso. Ai nostri occhi appare una serie di strisce colorate in orizzontale, di colore fucsia, verde e azzurro, ma con una precisione nei contorni del colore davvero impressionante. Non c’e’ la minima traccia di sbavatura, eppure il pittore ci spiegava che a volte il nastro di carta non garantisce la perfezione nei contrasti di colore. C’e’ qualcosa di misterioso ma allo stesso tempo familiare in quella parete colorata, molto bella e vivace.

Questo si che e’ moderno allo stato puro , sia nella forma che nel colore.

Ma lo shopping ha le sue priorità, per cui via per altri negozi, dove tra offerte, saldi e sconti l’attenzione viene catturata da una parete posizionata dietro la cassa e con estrema precisione contiene 3 enormi cerchi in rilievo di effetto lucido, di piccolo spessore ma con un grande diametro .  L’ammirazione e’ superlativa di fronte a tale perfezione.

Chissà se il mio pittore e’ in grado di fare questo.

Il pensiero va a Giotto che di cerchi se ne intendeva, ma tale precisione e’ invidiabile.

Quasi dimenticando che nei negozi si va per fare spese o per essere aggiornati sulle ultime tendenze in fatto di moda , la curiosità diventa sempre piu’ forte, si la curiosità di vedere altre pitture particolari.

Stando fermi all’ingresso, in linea con la vetrina , nel negozio successivo si scorge uno sfondo nero con disegni colore argento, posti in un una piccola parete che sembra sospesa nel nulla in quanto ancorata con cavi d’acciaio dall’alto.

Subito ci affacciamo al negozio successivo per scoprire 2 pareti con un motivo ricorrente nelle carte da parati degli anni 70, e inizia a venirci un inquietante sospetto,…… sembra di essere inseguiti dallo spettro della carta da parati di casa nostra che si camuffa , si mimetizza, ma che e’ sempre di fronte a noi. Ma e’ un sospetto, chiaramente, non abbiamo le prove, perché non c’e polvere nei muri, non ci sono giunture, non c’e carta strappata, quindi concludiamo che e’ pittura che imita la carta.

Qualcosa cambia nel respiro, i battiti del cuore sono aumentati e non sappiamo se e’ per via della affannosa ricerca di vedere e capire o se e’ perché  inconsciamente cerchiamo qualcosa di smarrito. Ma e’ proprio sul rafforzamento della nostra convinzione che cade il nostro alibi, in quanto un gigantesco fiore damascato di colore nero troneggia unico e solo in una parete che gli fa da sfondo il bianco. Tale vista ci toglie quasi il respiro . Quel fiore e’ enorme.  E’ come se avesse inghiottito tutti i fiori della carta del salone che abbiamo staccato, sembra che ha 2 occhi, che ci fissano, quasi indispettiti, ma commossi di averci rivisto, perché il suo posto e’ pur sempre tra gli umani. Ma rivederci, e’ come una missione compiuta, un desiderio che vale tanto, una ricompensa per essersi venduto per stare li impalato ad osservare e adesso dopo migliaia di sguardi, incrociare i nostri occhi. In effetti si chiede se dopo tanti anni lo riconosci, dopo che ti ha protetto e condiviso per tanti momenti.

Sembra un superstite di una catastrofe, che si e’ sentito abbandonato, stavolta non solo gli abbiamo girato le spalle , ma lo abbiamo anche calunniato e indicato come nemico delle nostre case.

Eppure e’ vivo, si quel fiore nonostante le intemperie si e’ adattato , modificato e proposto nuovamente con classe, ma stavolta ha preferito sfruttare il businnes e mettersi in mostra nei migliori negozi, passando dalle eleganti consulenze degli architetti e dalle proposte degli interior design, al posto del pittore che lo transitava da una casa all’altra stipato in una pagina di un campionario , numerato e schedato come un prigioniero, avvilito dai commenti a volte superficiali e offensivi di chi li sfogliava velocemente o dettato solo dal risparmio.

L’emozione e’ grande, il rimorso lo avevamo attenuato, ma qualcosa ci mancava, il calore e la perfezione  della carta da parati.

E’ proprio vero che le cose si apprezzano quando mancano, e così con un tuffo al cuore misto ai ricordi di gioventù chiamiamo il pittore, che purtroppo non aveva potuto lasciare nessuna traccia sui muri candidi e adesso con la carta , diamo pure a lui una seconda possibilità; visto che può ripetere il gesto che compì G.M.  indicando con grande onore  il suo nome M.M , si la seconda generazione, il figlio che tra il rispetto del padre che mise la stoffa e l’amore per le novità si era prestato a tale crudele operazione.

La sensazione e’ straordinaria, ogni cosa sembra essersi messa al suo posto: il cliente e’ contento e si e’ reso conto che i suoi figli non staccano la carta in quanto giocano con playstation  e chattano con Iphone di ultima generazione, G.M e’ stato  ricordato come un grande maestro  e M.M  ha toccato con mano che ogni cosa e’ moda, ogni cosa ha il suo corso, ogni cosa e’ dettata dalla pubblicita’, ma la serieta’, l’impegno, il rispetto dura per sempre.

By Max  (Ideacolor)

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I ricordi della carta da parati PARTE 2/3

I ricordi della carta da parati PARTE 2/3

 

Appena suona il campanello un sussulto accompagna la famiglia che non ha chiuso occhio sulle insidie divenute quasi strutturali per via delle esagerazioni delle loro valutazioni.

E così, al buongiorno allegro e spensierato del pittore si contrappone un viso scuro e agitato che sull’uscio di casa blocca i personaggi, immobilizza gli sguardi e da cui si comunica solo mentalmente , ognuno per conto suo.

Il pittore pensa: cosa e’ successo? Forse ha cambiato idea sul lavoro pattuito, oppure:  abbiamo lasciato la luce accesa ieri? E mentre le domande si affollano sull’ignaro pittore che sembra quasi in trance , ipnotizzato da quella figura del cliente con un espressione non ancora catalogata, inizia a sentire la prima frase: “venga con me , devo farle vedere una cosa”.

Mai sono stati così interminabili quei metri che separano l’ingresso al salone e una volta giunti li’ il pittore non capisce cosa sia cambiato, visto che e’ tutto uguale al giorno prima. E’ questione di frazione di secondo che una valanga di obiezioni relative alle asperità del muro ricoprono per intero il pittore, che con proverbiale pazienza tira un sospiro di sollievo e spiega con calma tutti i processi lavorativi necessari per la riuscita di un buon lavoro.

Con estrema calma, presenta i vari passaggi e materiali come se stesse parlando di un intervento chirurgico, presentandoci il primer, che serve ad ancorare qualunque materiale alle pareti,  paragonandolo al disinfettante, per eliminare quelle tracce di colla che altrimenti farebbero irritazione con lo stucco. Poi ci rassicura come un bravo ortopedico, che il gesso tanto utile per le fratture e le lesioni e’ quello che serve per riparare gli assestamenti , insieme alla garza, anzi per non sbagliare  prescrive di ingessare tutta la stanza . Poi aspettiamo che si asciughi, e procediamo con delle spugnette abrasive per evitare gli eccessi , operazione polverosa, ma che da bravo medico della casa, viene effettuata con mascherine. Infine, dopo una ripulita, una mano di fissativo per eliminare ogni traccia di polvere, un po’ come un collirio, si e’ pronti per la tinteggiatura.

Sono le 8.07 e finalmente e’ stata riportata la serenità nella famiglia, che per una sera aveva cercato di mettere a tacere il rimorso di un lavoro sempre rimandato per paura degli sconvolgimenti.

Eppure in tutta questa analisi minuziosa dei perché e per come, era sfuggito un dettaglio che era nella parete della porta, proprio in alto, dove c’erano 2 iniziali. Erano rimaste li da circa 20 anni quelle lettere G.M che indicavano l’autore di quel lavoro relativo alla stoffa, che adesso veniva demolito. Non erano due lettere scritte alla perfezione, infatti erano scritte con il pennello che si usa per pitturare gli angoli delle stanze, e il colore usato altro non era che lo stesso del soffitto. Chi mise quelle iniziali sapeva che sarebbero state nascoste dalla stoffa, ma come per smania di fama, anche se nascosta, o per soddisfazione nel poter rivedere tale sigla o pensando che qualcuno si sarebbe chiesto chi era costui in fase di successivo restauro, era orgoglioso di aggiungere quest’altra firma ignota a tante altre.

E pensare che quando G.M aveva consegnato tale lavoro aveva visto la soddisfazione del cliente dipinta nel suo viso, era stato pagato per l’opera delle sue mani, per l’intelligenza prestata nel nascondere giunture e difetti, per la consulenza nel proporre la stoffe che avrebbe dato piu’ calore agli ambienti e avrebbe nascosto i difetti delle pareti.

Ma adesso a dispetto di quella sigla che chi la pose sperava di rivederla, il tradimento avveniva per due volte:il suo lavoro non c’e’ piu’ e chi lo rifà e’ un altro artigiano.

In fondo questo e’ relativo con l’attentato che ha ricevuto la carta e la stoffa , costringendo una lunga lista di sigle nei muri a ritrovarsi soppiantati da artigiani giovani che dovevano solo spingere un rullo e da una lunga schiera di hobbisti che apprendevano lezioni dai negozianti.

Questo ha fatto nel tempo scomparire gli artisti nel settore, quelli che non tagliavano la carta agli angoli, che nascondevano bene la giuntura dove il disegno non corrispondeva, che foderavano armadi, porte, cornici di quadri, mantovane per le tende, che mettevano la carta nei soffitti, talvolta anche in corridoi lunghi 9 metri con fogli unici.

La vendetta sulla carta sembrava effettuata con successo.

Adesso il popolo “scarta la carta” poteva godersi la libertà e la vittoria su un epoca che li aveva oppressi. Adesso la zia , la cugina, la sposa sfoggiavano pareti bianche, talvolta beige chiaro, colore crema, altri piu’ legati ai gusti del momento si sono affidati al salmone, al verde acqua, al giallo, fino a riscoprire, sempre in nome del cambiamento i colori forti, molto piu’ forti della carta ingiallita che gli aveva segnato la vita, quali bordeaux, marrone, blu cobalto, arancione, viola.  Ma poiche’ non e’ carta e i muri respirano anche se sembrano polmoni intossicati, va bene lo stesso, a limite vicino a questi colori mettiamo delle belle lampade, cosi’ il colore sembra piu’ chiaro, logico  no?

Ma ci siamo chiesti da dove e’ venuta l’idea di tale cambiamento? E’ frutto solo della nostra infanzia o ci sono altri elementi? In effetti tutti i negozi presenti nei centri commerciali, da etnapolis (Catania) alla Corte Lombarda (Milano) alla stessa stregua di  una sfilata di moda, ci propongono una macchia di colore vivace, che a furia di trovarla in ogni negozio,a volte viola, o bordeaux , ci affascina e ci fa sognare casa nostra piu’ colorata.

Ma il vero colpo di scena  e’ dietro l’angolo.

(continua……)       la parte 3/3 verra’ pubblicata il 20 Novembre 2010