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Tintometro – pro e contro

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Sembrano  lontanissimi i tempi in cui il “pittore” colorava manualmente le pitture.

L’immagine della pittura bianca che ospitava un vortice di colore , alimentato dal pennello che  si usava per mescolare…era suggestiva. Ma quante difficolta’ se il colore non bastava. Per dare un idea : un semplice colore crema poteva contenere giallo ocra, giallo limone , un pizzico di nero e una spruzzatina di marrone. Al pari di una ricetta, si cercava il gusto perfetto ovvero la tonalita’ piu’ consona ai parati o altra decorazione.

Adesso c’e’ il tintometro!

Niente di piu’ semplice e creativo. Anche chi non ha dimestichezza con i colori e con la loro composizione  puo’ fare grandi cose. Basta un colorario, scegliere la tinta e chiedere in un centro colori la quantita’ desiderata. Questione di pochi minuti ed ecco a voi la tinta dei vostri sogni.

Perche’ parlare di pro e contro se il tintometro e’ un valido aiuto

  1. per onorare tutti quegli abili artigiani che hanno speso una vita a miscelare colori con abilita’ e precision
  2.  per ricordare a tutti, e quindi a noi stessi che l’artigianato e’ sempre un lavoro manuale, per cui dove le macchine hanno un problema , l’esperienza dell’imbianchino interviene con rapidita’ e successo.

Il tintometro e’ utile per i seguenti motivi:

  • Scelta rapida della tinta. Spesso abbiamo una visione differente dello stesso colore. I nomi sono tanti e differenti e il fatto di vedere una tinta associata ad un codice non lascia margine di errore.
  • Facilita’ di riprodurre lo stesso colore. A volte il colore non basta, o semplicemente si pensa dopo di tinteggiare altri locali o pareti. Con il codice si puo’ avere la stessa tinta.
  • Non e’ necessario acquistare i coloranti. Questa voce non e’ indifferente se si opta per colori intensi e se si desidera procedere con coloranti universali adatti anche per l’esterno e per gli smalti.
  • Risparmio di tempo . In effetti e’ necesssario solo scegliere e mescolare accuratamente il colore prima di tinteggiare. Chiaramente e’ meglio svuotare il contenuto in un altra latta perche’ il fondo risultera’ bianco o del colore della base utilizzata.

Il tintometro presenta dei contro:

  • Scelta sbagliata del colore. E’ un dato di fatto che la maggioranza dei clienti si innamori di una tinta per poi scoprire una volta applicata che non gli piace. Questo accade perche’ pochi centimetri di colorario non danno una sensazione reale di decine di metri quadrati delle stanze. Spesso la richiesta successiva alla prima mano e’ quella di schiarire il colore.
  • Differenza di tonalita’. E’ vero che le quantita’ dei coloranti sono determinate con precisione da un computer, ma se un ugello e’ un po’ otturato, o se finisce il colorante proprio mentre e’ in corso la colorazione…questo potrebbe alterare l’effetto finale. Suggerimento valido e’ quello di miscelare insieme tutti barattoli colorati con lo stesso codice prima di iniziare.
  • Costi elevati. Se da una parte e’ vero che non abbiamo bisogno di coloranti, e’ anche vero che il  prezzo finale lievitera’ in funzione del colore scelto. Chiedete prima quanto vi costera’ e confrontate con il bianco .Provare per credere.
  • Copertura con 3 mani e anche di piu’. Per avere certi coloi si deve partire da basi trasparenti. La luminosita’ della tinta e’ straordinaria, ma la copertura ne risente. Questo non accade per  i colori pastello o chiari, soprattutto se la base e’ bianca o tinta base.

Tintometro: si oppure no?

Indubbiamente e’ uno strumento valido ed efficace, ma sarebbe la rovina se dovessimo dipendere solo ed esclusivamente dal tintometro senza alcuna nozione sui colori. Sarebbe come non avere il pieno controllo della situazione… e allora si che ne vedremmo di tutti i colori! Ovviamente per un privato e’ un valido aiuto , quasi indispensabile. Per un imbianchino e’ uno strumento che rende un servizio utile ma non del tutto indispensabile, considerato che su richiesta del cliente modifica puntualmente la tonalita’.

Ad ognuno le proprie scelte!

 

 

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Idropittura – come fare i ritocchi

Basta un attimo per rovinare una parete: un foro sbagliato, uno scarabocchio, le impronte delle mani, uno spigolo rotto… e tanto altro.

Ma adesso che si fa’?

 Forse pensando ai soldi spesi con l’imbianchino o al tempo che hai impiegato per tinteggiare pensi che sia impossibile tenere sempre al top le pareti di casa.  Ci sono alcuni accorgimenti da seguire per evitare di buttare soldi e tempo. Iniziamo con una regola fondamentale: conserva sempre il colore utilizzato! Questo vale in ogni caso, sia che il lavoro lo hai fatto tu o l’imbianchino. Adesso valutiamo insieme l’entita‘ del danno e vediamo come procedere con il ritocchi:

  • Danno minimo ( piccola macchia, foro appena sopra il mobile, pilastro con spigoli rotti, sporco vicino al battiscopa)

 Questi ritocchi sono abbastanza semplici perche’ richiedono solo una sfumatura con il pennello ( con il colore conservato e ben mescolato). Inoltre, anche se devi in qualche caso chiudere dei buchi con lo stucco e poi lisciare con carta vetrata e due mani di colore… ricorda che il pilastro essendo una piccola superficie puoi tinteggiarlo per intero. Anche i ritocchi vicino i mobili si confondono con i giochi di luci e ombre degli stessi.

  • Danno elevato ( macchia enorme dovuta ad infiltrazione di acqua, rigatura della parete a causa di sfregamento mobili, sedie o divano, serie di fori sbagliati, traccia per tubo luce)

 La situazione non e’ disperata nonostante i danni piu’ rilevanti. Adesso pero’ devi entrare nell’ottica di tinteggiare la parete intera. E’ un po come quando il carrozziere ti consiglia di verniciare l’intero sportello dell’auto, anche se si tratta solo di una parte danneggiata. Perche? Il fattore luce gioca un ruolo fondamentale. Nei casi descritti prima (danni minimi) i ritocchi erano sempre vicini a zone ombrate quali battiscopa, pilastri, mobili. Diversamente, con una luce diretta o peggio ancora a raso muro e’ gia’ difficile tinteggiare senza far vedere colpi di rullo o pennello..immagina un ritocco! Ecco perche’ se utilizzi come confini gli angoli o spigoli piu’  vicini non si vedra’ nulla.

  •  E se il colore che ho a disposizione e’ insufficiente per l’intera parete?

Se hai un codice relativo alla colorazione con tintometro, allora compra qualche litro di idropittura e ricorda di seguire sempre la regola di tinteggiare da angolo ad angolo. A maggior ragione si procede cosi’ perche’ il tintometro anche se accurato non e’ perfetto e basta un ugello un po’  otturato per togliere qualche prezioso grammo di colorante.  Eventuale differenza non si vede e tieni l’originale per i danni minimi

  •  Se la parete e’ bianca , devo comprare per forza la stessa marca?

Assolutamente si! Anzi, non solo la marca ma anche lo stesso prodotto. Il punto di bianco e’ diverso sempre e comunque, in funzione delle caratteristiche e delle resine presenti nell’idropittura. Il ritocco sul bianco e’ piu’ semplice da effettuare rispetto ai colorati, ma sempre a condizione che la luce sia clemente con la superficie trattata.

  • Ho una parete rossa ferrari, posso ritoccarla?

Tutti i colori intensi vanno trattati con cautela. In particolare se c’e’ la presenza di stucco si deve prima pennellare la zona trattata in modo tale che lo stucco bianco diventi in questo caso rosso. E’ bene non sovrapporre di molto il colore onde evitare una zona molto intensa di rosso. E’ preferibile  tinteggiare l’intera parete, a meno che non si tratti di un piccolo danno e non in vista.

  • Quali attrezzi devo usare?

L’ideale e’ ritoccare la superficie danneggiata con gli stessi attrezzi della tinteggiatura originale. Se l’idropittura era stata applicata a rullo…e’ meglio usare lo stesso attrezzo, anche se piccolo. Il motivo e’ dovuto alla piccola buccia che lascia il rullo a differenza della pennellessa o plafoncino che lascia sottili righe. Per interventi piccoli un pennello e’ utile per entrambi i casi. Ricorda di non eccedere con il colore, ma impara a sfumare le pennellate in modo irregolare. Altrimenti prova questo.

 Mi auguro che le pareti di casa rimangano immacolate perche’ un ritocco e’ sempre un ritocco! Ma almeno hai una piccola guida su come affrontare i vari casi delle case abitate. Chiamiamola “manutenzione”...cosi’ non ci allarmiamo e non colpevolizziamo nessuno! Tanto … o per moda o perche’ sono trascorsi diversi anni … l’imbianchino e’ gia’ alla tua porta.

Il ciclo ricomincia: un bel tocco e poi … il ritocco!

 

 

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U llattaturi (l’imbianchino) racconto breve

Racconto con traduzione dal siciliano all’italiano.

 

Ma pirchi’ s’avissi a chiamari  u llattaturi?

A di tiempi i casi eranu che canni ndo tettu e i mura erano co issu.

Perche’ si chiama imbianchino?

A quei tempi le case avevano i soffitti con le canne e le pareti con il gesso

 

 

Na vota l’annu, si chiamava u llattaturi, ca cuacina ianca, cchiappava a pompa e sgricciava tutti cosi.

Nda na iurnata i patruni a casa abbiavanu di quattru mobili fora, a mienzu a strata, e u llattaturi cu na manu pumpiava e cu l’autra allustrava.

Una volta l’anno si chiamava l’imbianchino, che con la calce bianca, prendeva una pompa e spruzzava tutto.

In una giornata sola, i padroni di casa mettevano i pochi mobili fuori, in mezzo alla strada, e l’imbianchino con una mano faceva su e giu’ con la leva della pompa e con l’altra imbiancava.

 

 

Si cumminava u zimmu, cuacina a tutti banni, un manicomiu.

I picciriddi facevanu festa, picchi’ unni c’e’ frasciami ci su iddi.

Ci’ aviti presenti quannu c’e’ na orna cu l’acqua o co fangu? Unni su i picciriddi? Da intra a sciacquariarisi!

La scena era simile a un porcile, calce ovunque, un manicomio.

I bambini erano contenti, perche’ dove regna il disordine loro sono presenti per giocare.

Avete in mente quando c’e’  una pozzanghera d’acqua o di fango? Dove sono i bambini? La’ dentro a divertirsi!

 

 

Vuci, schifiu, malapparoli…ee chiddu pumpiava, picchi’ a cira squagghia, e avanzi ca  scura sa’ finiri.

A finuta nun c’e’ chi diri, tutti cosi ianchi su, macari iddu, ma ca’ fari a famigghia sa’ campari.

Daccussi’ amu crisciutu tanti siciliani, n’ mienzu a cuacina.

Urla, disordine, bestemmie…e l’imbianchino lavorava, perche’ la cera si scioglie, e prima che faccia buio si deve finire il lavoro.

Alla fine non c’e’ niente da obiettare, e’ tutto bianco, anche lui, ma pazienza visto che la famiglia si deve mantenere.

Cosi’ siamo cresciuti tanti siciliani, in mezzo alla calce.

 

 

 

Vora , chiddi chiu’ nichi mancu a canusciunu a pompa, a cuacina, u llattaturi.

Sulu chiddi cchiu’ antichi u chiamanu ancora u llattaturi,  forsi pirchi’ ci fa pinsari o latti, o latti iancu e pulitu, ciauriusu…ma pi sapillu na vota pi sempre s’avissi a turnari nnarrieri e adddumannariccillo proprio e llattaturi.

Adesso, i piu’ piccoli non conoscono la pompa, la calce, l’imbianchino in questo contesto (llattaturi).

Solo quelli piu’ grandil lo chiamano ancora llattaturi, forse perche’pensano al latte, al latte bianco e pulito, profumato…ma per saperlo dovremmo tornare indietro e domandarlo proprio a loro.

 

 

 

Macari iddu si canciau u nomi, vora u chiamanu” l ‘imbianchino”, annunca “il pittore edile” .

Macari i travagghi su diversi, i casi, i culuri, i cristiani.

Anche lui si e’ cambiato il nome, ora si chiama “l’imbianchino, o “il pittore edile”.

Anche i lavori sono diversi, le case, i colori , le persone.

 

 

 

Vora ci voli u cattuni pi cummigghiari n’terra, s’a’ scartari u culuri, ci voli un misi pi finiri, ci voli ancigneri, i carti a rieula, i carusi ca  ta aiutanu, u durc e u pos (ca nun su du mastri)macari ca nun ci su sordi ca abbastanu, assicurazioni, u furguni… i trispiti e i tavuli.

Adesso ci vuole il cartone per coprire a terra, si deve scegliere il colore, ci vuole un mese per consegnare, serve l’ingegnere, le carte in regola, gli operai che ti aiutano, il durc e il pos ( che non sono 2 mastri) anche se ti costano di piu’, assicurazioni, il furgone…i trispiti e i tavuli.(modo di dire , indicante cavalletti in ferro e tavole in legno che fungevano da rete per il materasso)

 

 

 

Veru e’ ca u llattaturi era sulu,chiossai chiossai cu nu sceccu o u mulu, ma do un gghiorno spidugghiava na famigghia, siggieva e si ni nesceva.

Ma n’tantu, accussi’ e’ sa ghiri avanti, avanti, avanti…ma nun si sapi ne cuomu e ne quannu, ogni gghiuornu ca passa si parra de cosi naturali, de cosi antichi, u furguni ca nun po caminari no centru storico, u culuri assiri a basi di cuacina, i travagghi l’avi a fari chiddu di fiducia,… “u total white”, …ca nun e’ autru ca tuttu iancu.

Vero e’ che l’imbianchino era solo, al massimo con un asino o un mulo, ma in un giorno sbrigava una famiglia, prendeva i soldi ed era libero.

Purtroppo e’ cosi’, bisogna andare sempre avanti, avanti, avanti…ma chissa’ come mai senza sapere come e quando, ogni giorno che passa si parla di cose naturali, di cose antiche, del furgone che non puo’ circolare nel centro storico, il colore che deve essere a base di calce, che il lavoro deve farlo uno di fiducia…”il total white”,…che non e’ altro che tutto bianco.

 

 

 

U sapiti chi vi dicu: iu a ma vita l’haiu passatu di llattaturi , haiu circatu di campari sereno e tranquillu..vora va spidugghiati vuatri.

Sapete che vi dico: io ho trsacorso la vita da imbianchino, sono riuscito a vivere sereno e tranquillo…adesso sono problemi vostri.

 

 

 

Chiddu ca vuliti fari faciti, come vi vuliti chiamari vi chiamati, ma na ssi’ casi ianchi hanu crisciutu i vuostri nanni. 

Cu sa passava bona , accuminciau a strummintari co rullu ca ci aviva u serbatoio, ca si putieva stampari i ciuri n’do muru.

Ma chissi erano cristiani ca circavanu  spinguli francisi, ca nasca n’da l’aria, ca circavanu i cosi streusi, i cosi chiu’ camurriusi.  

Quello che volete fare fate, come volete chiamarvi vi chiamate, ma in queste case bianche sono cresciuti i vostri nonni.

Chi stava bene, inizio’ a sperimentare con il rullo con il serbatoio, che permetteva di stampare fiori nelle pareti.

Loro erano persone che cercavano ( i termini usati sono fortementi tipici del dialetto siciliano), in sostanza  cose esclusive, diverse, capricciose, stravaganti e con atteggiamento altezzoso. Per curiosita’ della parola streusi guarda la traduzione della canzone “a finestra” di Carmen Consoli.

 

Forsi grazie a iddi, siemu iunti cca’.  Nun ci su cosi chiu’ ca n’abbastanu. Appena ni tingiemu a casa, antica e’.

U tiempu ca sfogghi a paggina do catalugu, u po ittari ca gia’ ci n’e’ n’autru.

Forse e’ grazie a loro che ci ritroviamo qua.  Non c’e’ piu’ nulla che ci soddisfa. Appena tinteggiamo la nostra casa, e’ gia’ antiquata.

Il tempo che giriamo pagina del catalogo, gia’ possiamo buttarlo perche’ c’e’ quello nuovo.

 

 

Carissimi cumpari , ma amu iutu avanti o nn’arreri? 

Chi vuliti ca vi dicu…mi sa ca vora ata parrari vuatri, pirchi’ nenti sacciu, nenti visti, mancu c’era e si c’era durmeva.

Carissimi amici, siamo andati avanti o indietro?

Cosa volete che vi dico…adesso tocca a voi parlare, perche’ niente so, niente ho visto, nemmeno c’ero e se c’ero dormivo.

 

P.S  La traduzione e’ relativa ai concetti delle frasi. Non vi nascondo che e’ difficile trovare un termine corrispondente per ogni parola dialettale.

Anche scrivere in siciliano e’ difficile, e perdonatemi per errori commessi. Anzi aiutatemi a migliorare il testo con i vostri suggerimenti.

Chiaramente ogni zona della sicilia ha le sue differenze, ma questa storia e’ improntata nella zona Sicilia Orientale.

 

 

 

 

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Polistof

Il Polistof , materiale di pregio per finiture di interni, rappresenta un prodotto di punta per un ambiente raffinato ed elegante.

Non a caso e’ un prodotto proposto da architetti attenti alle esigenze e ai gusti di chi abita soprattutto in grandi centri urbani, infatti in questi contesti si predilige la pittura opaca, morbida al tatto e non appariscente. Per chi vuole coniugare il tutto con qualche riflesso di luce lo puo’ fare aggiungendo L50 col. 301 (brillantini da aggiungere al polistof).

Di seguito alcune foto:

Ricoh Company Ltd.

Ricoh Company Ltd.

Questi sono solo alcuni esempi di effetto tessuto polistof. Inutile dire che chiunque vede per la prima volta questo materiale non resiste alla tentazione di toccarlo. Non vi preoccupate, perche’ non si sporca, non si vedono impronte  e infine ricordate che e’ lavabile.

Il primo lavoro effettuato da Ideacolor e’ stato a Catania nel 2004, in un ristorante del centro.

La particolarita’: primo lavoro effettuato a Catania con tale prodotto, fornito da Fassari srl, rivenditore di colore, prodotti decorativi e carta da parati.

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Idee esclusive

Le tendenze nel colorare le pareti di casa sono dettate spesso e volentieri da cataloghi e brochure che ci danno un idea di come uscire fuori dagli schemi convenzionali.

Per citare alcune tendenze: una parete di colore scuro in una stanza;una parete con la carta;le pareti con prodotti decorativi a effetti metallizzati, ferro antichizzato, prodotti a rilievo  e via dicendo. Ma come per ogni copione, pochi osano contraddire l’idea generale che il colore si delimita grazie agli angoli o spigoli.

Che dire se le divisioni di colore sono realizzate all’interno della parete?

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Questa parete a pannelli orizzontali e’ il frutto di 2 colori skyline Paramatti. Il tutto e’ arricchito da strass swarovski nella sezione bianca e dorata.

In questa foto si apprezzano i contorni che sono il frutto di un lavoro meticoloso fatto con il nastro di carta.

Negli spazi bianchi e dorati sono incastonati strass swarovski, che di giorno con luce solare e di sera con luce artificiale donano quel tocco equilibrato di riflessi di luce.

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In questo caso e’ stata realizzata una cameretta con pannello verticale che accompagna la scrivania (dx foto) e un pannello formato da un quadrato dopo l’altro che parte dal pavimento e rigira sul soffitto. Ancora una volta il materiale utilizzato e’ Skyline Paramatti , che si presenta allo stesso modo nella cartella Karma Vip.

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In questo caso vediamo un altro metodo di colorare . L’idea e’ suggerita da forme o spazi che si creano in modo involontario e che trovano risalto con il colore, in questo caso ultrasaten oikos.

Oltre al colore fucsia, sul soffitto si puo’ notare una fascia di grande dimensione di colore grigio, Polistof con aggiunta di polibril, che rigira nella finta trave in cartongesso sopra la mensola del mobile.

Anche questa finta trave , in armonia con l’irregolarita’ delle forme e dei colori e’ tronca.

Questi sono solo alcuni esempi di cio’ che si realizza con nastro di carta, fantasia e …pazienza. Il risultato e’ una casa diversa dagli altri.

La ditta Ideacolor promuove l’originalita’, e dopo un timido riscontro da parte dei clienti nel lontano 2003, adesso si ritrova a realizzare tante idee originali.

Il percorso e’ cosi’ articolato: proposte dalla ditta Ideacolor per effetti e forme diverse;  richieste da parte della committenza di inventarci qualcosa ; e chiaramente disegni e progetti di architetti e ingegneri.

A breve altre foto di pareti effetto griglia, soffitto simile codice a barre, soffitto con pois colorati, archi rifiniti in modo originale, quadrati nel soffitto e tanto altro ancora.

 

 

 

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Strass swarovski

Volete una novita’ per le pareti di casa vostra?

Gli strass sono un opzione interessante, perche’ oltre al design e all’originalita’, come per ogni cosa che brilla, ne siamo incuriositi e in definitiva attratti.

Lo si puo’ applicare seguendo linee precise o formando linee tratteggiate con gli stessi strass.

Ricoh Company Ltd.

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Dal classico al moderno, posizionare strass in base al proprio estro puo’ essere un idea brillante…. in tutti i sensi!

Le foto:

in grigio il polistof con aggiunta di polibril
In fucsia: ultrasaten oikos
in bianco ultrasaten oikos

 

 

 

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Porte interne kreos oikos

Avete mai provato a verniciare le porte interne?

In base ai costi per un ottimo lavoro, e la concorrenza offerta da porte nuove verniciate dalla fabbrica sembra che il discorso sia chiuso.

Allora che ne pensate di dare un tocco esclusivo alle vostre porte, uscendo fuori dalla sfera del convenzionale?

Ecco un esempio:
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La porta di tipo comune, standard industriale , e’ stata rifinita con il Kreos , materiale dell’Oikos, che oltre ad essere ecologico , dona alla porta un rilievo striato in orizzontale, uguale, ripeto, uguale alle pareti della scala.

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porte 10

porte 12                                                             porte 13

Questa e’ solo una delle tante opzioni per decorare le porte e renderle simili alle pareti.

I vantaggi sono: originalita’ ed esclusivita’

A lavoro finito, aggiungete una maniglia nuova e nessuno credera’ che quelle erano le vostre porte.

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Scrivania in cartongesso

Nei lavori in cartongesso non esiste limite alla fantasia.

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A volte puo’ essere creativa ed estrosa , ma spesso puo’ rendere un utile servizio al cliente.

Il progetto tiene conto degli spazi a disposizione e di tanti dettagli concordati con il cliente:

  • altezza del tavolo,
  • ampiezza,
  • profondita’ delle mensole
  • capienza.

Non solo, come si vede nelle foto sono stati predisposti fori e passaggi  per:

  • computer,
  • radio
  • casse acustiche.
  • lampada

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La resistenza e’ garantita da un fissaggio sicuro su tramezzo in cartongesso con orditura verticale, sulla quale si incrociano i montanti del tavolo e delle mensole, con struttura portante in orizzontale.

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Inoltre per evitare che si possano rompere gli spigoli con urti , il tutto e’ stato rinforzato con paraspigoli zincati nascosti dallo stucco e colore.

Abbiamo percorso all’indietro alcune fasi salienti del lavoro, per dimostrare la solidita’ del cartongesso e la versatilita’. Per la durata nei vari lavaggi delle superfici piane e’ indicato uno strato di plexiglass o vetro, o un rivestimento in legno, che ne garantisce  resistenza e bellezza.

Infine alle spalle della scrivania, proprio di fronte all’ingresso, sono state realizzate delle nicchie a scopo estetico, sfruttando spazi ridottissimi.

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Come avete notato , e’ stato inserito nella parte alta il vetro mattone trasparente.

Il tutto su un tramezzo in cartongesso!!!!

Dimenticavo,….. dove avete visto il telaio della porta, quello e’ di tipo scrigno, con porta scorrevole dentro il tramezzo in cartongesso.

Un concentrato di idee, di soluzioni, di creativita’ e funzionalita’.

Un grazie al cartongesso e al cliente che si e’ fidato dei sistemi costruttivi a secco e delle proposte progettuali che adesso sono realta’.

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I ricordi della carta da parati PARTE 3/3

I ricordi della carta da parati       PARTE 3/3

Il colpo di scena si consuma proprio in una delle tante vetrine del centro commerciale, ……dello stesso centro  commerciale , che ci ha fatto respirare gli odori dei colori a noi sconosciuti, che ci ha reso insegnanti e artisti degli abbinamenti.

Improvvisamente ci colpisce una pittura davvero particolare.

Non sappiamo spiegarla, anche se ci siamo fatti una cultura dell’intero colorario, questa parete ha qualcosa di diverso. Ai nostri occhi appare una serie di strisce colorate in orizzontale, di colore fucsia, verde e azzurro, ma con una precisione nei contorni del colore davvero impressionante. Non c’e’ la minima traccia di sbavatura, eppure il pittore ci spiegava che a volte il nastro di carta non garantisce la perfezione nei contrasti di colore. C’e’ qualcosa di misterioso ma allo stesso tempo familiare in quella parete colorata, molto bella e vivace.

Questo si che e’ moderno allo stato puro , sia nella forma che nel colore.

Ma lo shopping ha le sue priorità, per cui via per altri negozi, dove tra offerte, saldi e sconti l’attenzione viene catturata da una parete posizionata dietro la cassa e con estrema precisione contiene 3 enormi cerchi in rilievo di effetto lucido, di piccolo spessore ma con un grande diametro .  L’ammirazione e’ superlativa di fronte a tale perfezione.

Chissà se il mio pittore e’ in grado di fare questo.

Il pensiero va a Giotto che di cerchi se ne intendeva, ma tale precisione e’ invidiabile.

Quasi dimenticando che nei negozi si va per fare spese o per essere aggiornati sulle ultime tendenze in fatto di moda , la curiosità diventa sempre piu’ forte, si la curiosità di vedere altre pitture particolari.

Stando fermi all’ingresso, in linea con la vetrina , nel negozio successivo si scorge uno sfondo nero con disegni colore argento, posti in un una piccola parete che sembra sospesa nel nulla in quanto ancorata con cavi d’acciaio dall’alto.

Subito ci affacciamo al negozio successivo per scoprire 2 pareti con un motivo ricorrente nelle carte da parati degli anni 70, e inizia a venirci un inquietante sospetto,…… sembra di essere inseguiti dallo spettro della carta da parati di casa nostra che si camuffa , si mimetizza, ma che e’ sempre di fronte a noi. Ma e’ un sospetto, chiaramente, non abbiamo le prove, perché non c’e polvere nei muri, non ci sono giunture, non c’e carta strappata, quindi concludiamo che e’ pittura che imita la carta.

Qualcosa cambia nel respiro, i battiti del cuore sono aumentati e non sappiamo se e’ per via della affannosa ricerca di vedere e capire o se e’ perché  inconsciamente cerchiamo qualcosa di smarrito. Ma e’ proprio sul rafforzamento della nostra convinzione che cade il nostro alibi, in quanto un gigantesco fiore damascato di colore nero troneggia unico e solo in una parete che gli fa da sfondo il bianco. Tale vista ci toglie quasi il respiro . Quel fiore e’ enorme.  E’ come se avesse inghiottito tutti i fiori della carta del salone che abbiamo staccato, sembra che ha 2 occhi, che ci fissano, quasi indispettiti, ma commossi di averci rivisto, perché il suo posto e’ pur sempre tra gli umani. Ma rivederci, e’ come una missione compiuta, un desiderio che vale tanto, una ricompensa per essersi venduto per stare li impalato ad osservare e adesso dopo migliaia di sguardi, incrociare i nostri occhi. In effetti si chiede se dopo tanti anni lo riconosci, dopo che ti ha protetto e condiviso per tanti momenti.

Sembra un superstite di una catastrofe, che si e’ sentito abbandonato, stavolta non solo gli abbiamo girato le spalle , ma lo abbiamo anche calunniato e indicato come nemico delle nostre case.

Eppure e’ vivo, si quel fiore nonostante le intemperie si e’ adattato , modificato e proposto nuovamente con classe, ma stavolta ha preferito sfruttare il businnes e mettersi in mostra nei migliori negozi, passando dalle eleganti consulenze degli architetti e dalle proposte degli interior design, al posto del pittore che lo transitava da una casa all’altra stipato in una pagina di un campionario , numerato e schedato come un prigioniero, avvilito dai commenti a volte superficiali e offensivi di chi li sfogliava velocemente o dettato solo dal risparmio.

L’emozione e’ grande, il rimorso lo avevamo attenuato, ma qualcosa ci mancava, il calore e la perfezione  della carta da parati.

E’ proprio vero che le cose si apprezzano quando mancano, e così con un tuffo al cuore misto ai ricordi di gioventù chiamiamo il pittore, che purtroppo non aveva potuto lasciare nessuna traccia sui muri candidi e adesso con la carta , diamo pure a lui una seconda possibilità; visto che può ripetere il gesto che compì G.M.  indicando con grande onore  il suo nome M.M , si la seconda generazione, il figlio che tra il rispetto del padre che mise la stoffa e l’amore per le novità si era prestato a tale crudele operazione.

La sensazione e’ straordinaria, ogni cosa sembra essersi messa al suo posto: il cliente e’ contento e si e’ reso conto che i suoi figli non staccano la carta in quanto giocano con playstation  e chattano con Iphone di ultima generazione, G.M e’ stato  ricordato come un grande maestro  e M.M  ha toccato con mano che ogni cosa e’ moda, ogni cosa ha il suo corso, ogni cosa e’ dettata dalla pubblicita’, ma la serieta’, l’impegno, il rispetto dura per sempre.

By Max  (Ideacolor)

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I ricordi della carta da parati PARTE 2/3

I ricordi della carta da parati PARTE 2/3

 

Appena suona il campanello un sussulto accompagna la famiglia che non ha chiuso occhio sulle insidie divenute quasi strutturali per via delle esagerazioni delle loro valutazioni.

E così, al buongiorno allegro e spensierato del pittore si contrappone un viso scuro e agitato che sull’uscio di casa blocca i personaggi, immobilizza gli sguardi e da cui si comunica solo mentalmente , ognuno per conto suo.

Il pittore pensa: cosa e’ successo? Forse ha cambiato idea sul lavoro pattuito, oppure:  abbiamo lasciato la luce accesa ieri? E mentre le domande si affollano sull’ignaro pittore che sembra quasi in trance , ipnotizzato da quella figura del cliente con un espressione non ancora catalogata, inizia a sentire la prima frase: “venga con me , devo farle vedere una cosa”.

Mai sono stati così interminabili quei metri che separano l’ingresso al salone e una volta giunti li’ il pittore non capisce cosa sia cambiato, visto che e’ tutto uguale al giorno prima. E’ questione di frazione di secondo che una valanga di obiezioni relative alle asperità del muro ricoprono per intero il pittore, che con proverbiale pazienza tira un sospiro di sollievo e spiega con calma tutti i processi lavorativi necessari per la riuscita di un buon lavoro.

Con estrema calma, presenta i vari passaggi e materiali come se stesse parlando di un intervento chirurgico, presentandoci il primer, che serve ad ancorare qualunque materiale alle pareti,  paragonandolo al disinfettante, per eliminare quelle tracce di colla che altrimenti farebbero irritazione con lo stucco. Poi ci rassicura come un bravo ortopedico, che il gesso tanto utile per le fratture e le lesioni e’ quello che serve per riparare gli assestamenti , insieme alla garza, anzi per non sbagliare  prescrive di ingessare tutta la stanza . Poi aspettiamo che si asciughi, e procediamo con delle spugnette abrasive per evitare gli eccessi , operazione polverosa, ma che da bravo medico della casa, viene effettuata con mascherine. Infine, dopo una ripulita, una mano di fissativo per eliminare ogni traccia di polvere, un po’ come un collirio, si e’ pronti per la tinteggiatura.

Sono le 8.07 e finalmente e’ stata riportata la serenità nella famiglia, che per una sera aveva cercato di mettere a tacere il rimorso di un lavoro sempre rimandato per paura degli sconvolgimenti.

Eppure in tutta questa analisi minuziosa dei perché e per come, era sfuggito un dettaglio che era nella parete della porta, proprio in alto, dove c’erano 2 iniziali. Erano rimaste li da circa 20 anni quelle lettere G.M che indicavano l’autore di quel lavoro relativo alla stoffa, che adesso veniva demolito. Non erano due lettere scritte alla perfezione, infatti erano scritte con il pennello che si usa per pitturare gli angoli delle stanze, e il colore usato altro non era che lo stesso del soffitto. Chi mise quelle iniziali sapeva che sarebbero state nascoste dalla stoffa, ma come per smania di fama, anche se nascosta, o per soddisfazione nel poter rivedere tale sigla o pensando che qualcuno si sarebbe chiesto chi era costui in fase di successivo restauro, era orgoglioso di aggiungere quest’altra firma ignota a tante altre.

E pensare che quando G.M aveva consegnato tale lavoro aveva visto la soddisfazione del cliente dipinta nel suo viso, era stato pagato per l’opera delle sue mani, per l’intelligenza prestata nel nascondere giunture e difetti, per la consulenza nel proporre la stoffe che avrebbe dato piu’ calore agli ambienti e avrebbe nascosto i difetti delle pareti.

Ma adesso a dispetto di quella sigla che chi la pose sperava di rivederla, il tradimento avveniva per due volte:il suo lavoro non c’e’ piu’ e chi lo rifà e’ un altro artigiano.

In fondo questo e’ relativo con l’attentato che ha ricevuto la carta e la stoffa , costringendo una lunga lista di sigle nei muri a ritrovarsi soppiantati da artigiani giovani che dovevano solo spingere un rullo e da una lunga schiera di hobbisti che apprendevano lezioni dai negozianti.

Questo ha fatto nel tempo scomparire gli artisti nel settore, quelli che non tagliavano la carta agli angoli, che nascondevano bene la giuntura dove il disegno non corrispondeva, che foderavano armadi, porte, cornici di quadri, mantovane per le tende, che mettevano la carta nei soffitti, talvolta anche in corridoi lunghi 9 metri con fogli unici.

La vendetta sulla carta sembrava effettuata con successo.

Adesso il popolo “scarta la carta” poteva godersi la libertà e la vittoria su un epoca che li aveva oppressi. Adesso la zia , la cugina, la sposa sfoggiavano pareti bianche, talvolta beige chiaro, colore crema, altri piu’ legati ai gusti del momento si sono affidati al salmone, al verde acqua, al giallo, fino a riscoprire, sempre in nome del cambiamento i colori forti, molto piu’ forti della carta ingiallita che gli aveva segnato la vita, quali bordeaux, marrone, blu cobalto, arancione, viola.  Ma poiche’ non e’ carta e i muri respirano anche se sembrano polmoni intossicati, va bene lo stesso, a limite vicino a questi colori mettiamo delle belle lampade, cosi’ il colore sembra piu’ chiaro, logico  no?

Ma ci siamo chiesti da dove e’ venuta l’idea di tale cambiamento? E’ frutto solo della nostra infanzia o ci sono altri elementi? In effetti tutti i negozi presenti nei centri commerciali, da etnapolis (Catania) alla Corte Lombarda (Milano) alla stessa stregua di  una sfilata di moda, ci propongono una macchia di colore vivace, che a furia di trovarla in ogni negozio,a volte viola, o bordeaux , ci affascina e ci fa sognare casa nostra piu’ colorata.

Ma il vero colpo di scena  e’ dietro l’angolo.

(continua……)       la parte 3/3 verra’ pubblicata il 20 Novembre 2010