Pubblicato il

I ricordi della carta da parati PARTE 1/3

I ricordi della carta da parati PARTE 1/3

Non e’ facile trovare qualcuno che non abbia mai visto una stanza o una parete rivestita con carta da parati. Forse, la nostra visione va’ alle nostra infanzia, dove nelle nostre camerette rivestite con la carta, con tanto impegno ci siamo cimentati a scrivere il nostro nome  o i nostri graffiti e per ultimo abbiamo iniziato a staccarne pezzetti , con conseguente rimproveri da parte di mamma e papà.

Tra l’altro, nella “stanza intoccabile” , il salone , regnava un fiore damascato che si ripeteva all’infinito, come ad ipnotizzare e avvolgere l,ospite in un reame diverso dalla realtà , pieno di stucchi decorati, rosoni, lampadari di cristalli, cordoncini, tende e tanta, tanta, ma tanta carta da parati con il senso di immortalità. E forse e’ stato proprio quest’ultimo elemento a scatenare nel piccolo divenuto grande ….. la grandissima voglia di cambiamento , quella iniziata nella propria cameretta, ovvero avere una casa senza carta nella maniera più assoluta.

Chissà se inconsciamente e’ stata una vendetta , perché mentre la carta rivestiva le case , noi venivamo spogliati dalla libertà di toccare i muri, di appoggiare i giocattoli o addirittura di accendere l’interruttore della luce se non c’era quella mascherina di plastica : il salva carta, talvolta anche visibile al buio.

Così la voglia di libertà, di cambiamento, di segnare anche noi un epoca diversa ci ha indotti allo sterminio della carta da parati considerandola antiquata, patriarcale (perché c’era anche dalla nonna materna e anche da quella paterna, dalla zia, dalla cugina, ecc) obsoleta, nemica della respirazione dei muri , raccoglitore di polvere, con le giunture che si staccano, che tiene i quadri prigionieri, in quanto se li sposti, rimane il rettangolo più chiaro, e via dicendo.

E se questo processo lo ha subito la carta, sia essa vinilica, inglese, a spessore, provate a immaginare la triste fine della stoffa.

Sovrana incontrastata dei migliori saloni e di interi appartamenti di famiglie abbienti, adesso andava al più presto rimossa. Il momento e’ della massima importanza, perché se quella stoffa potesse parlare, chissà quali persone ha visto che gli hanno dato le spalle, ma nel contempo anche il viso e i sorrisi e i convenevoli insieme ad un fugace sguardo, o una profonda ammirazione di tale tessuto. Chissà quanti discorsi hanno confezionato queste pareti e quante donne hanno toccato il tessuto per valutare la preziosità e l’eleganza di quell’effetto, che tra invidia e stupore hanno pensato di imitare.

Ma adesso si sente il tonfo di una scala appoggiata a terra, i mobili vengono trascinati con la forza e in breve tempo viene strappato il primo foglio con violenza e precisione, ma in effetti rimane uno strato ben appiccicato al muro, come se una parte di tante eleganza volesse rimanere ancora li perché sapete , dopo decenni ci si affeziona agli umani, ma ecco che si sente un altro strappo e ancora un altro e in breve tempo la stanza e’ svestita ma nello stesso tempo rivestita da uno strato beige-giallastro, uniforme, come se fosse una seconda pelle. Sembra quasi una sorpresa per i proprietari che la stoffa non si tolga con tanta facilità, ma non riescono a tradurre quest’ultimo accorato appello alla pietà.

Improvvisamente piove acqua sul muro e quel colore diventa sempre più giallo, più scuro. Non sono lacrime, anche se il momento e’ triste, ma e’ un artigiano che con un pennello bagna ripetutamente con acqua le pareti e infine, dopo aver atteso un po’ di tempo annienta la stoffa o quel che ne rimane con una spatola che con colpi precisi e regolari cade a terra , volteggiando fino al pavimento, dove viene calpestata e infine raccolta senza degna sepoltura .

Finalmente liberi………….e a seguire i commenti dei proprietari: questa stanza sembra più grande, ma com’e’ luminosa.

Le parole sorprese dei parenti che assistono saltuariamente a lavori: ma sembra un’altra casa, anche io devo fare la stessa cosa.

Ma dopo aver spento i riflettori sulla riscoperta dei muri , che grazie a Dio stanno bene, respirano e non erano pieni di umidità come sostenevano vari esperti, si inizia a vagliare come in una scena del crimine alcune cicatrici dell’intonaco. Si, adesso si vede di tutto, piccole fessure di assestamento, buchi nei muri, screpolature dell’intonaco, ondulazioni vistose. E la sera con il buio, con il faro alogeno su treppiede che ha lasciato il pittore queste anomalie diventano inquietanti, tanto da far venire il rimorso di tale operazione che doveva essere liberatoria, ma adesso ci sta confezionando un incubo che si incupisce sempre più con il calare della notte. Iniziano le consultazioni familiari: caro, ma si vedranno questi buchi con la pittura? Le fessure di assestamento si riapriranno? E tutte quelle ondulazioni, spariranno? E così inizia l’interrogatorio più lungo della nostra vita sulle pareti di casa, il mondo attorno a noi, il gossip, le notizie, il nostro lavoro non conta più e in preda a una nuova visione di problemi che sono subentrati a casa nostra o meglio che si nascondevano a casa nostra , e che adesso si devono eliminare al più presto.

La soluzione migliore e’ attendere l’arrivo del pittore domani alle 8.00

(continua……..)  la parte 2/3 sara’ pubblicata il 13 Novembre 2010