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I ricordi della carta da parati PARTE 2/3

I ricordi della carta da parati PARTE 2/3

 

Appena suona il campanello un sussulto accompagna la famiglia che non ha chiuso occhio sulle insidie divenute quasi strutturali per via delle esagerazioni delle loro valutazioni.

E così, al buongiorno allegro e spensierato del pittore si contrappone un viso scuro e agitato che sull’uscio di casa blocca i personaggi, immobilizza gli sguardi e da cui si comunica solo mentalmente , ognuno per conto suo.

Il pittore pensa: cosa e’ successo? Forse ha cambiato idea sul lavoro pattuito, oppure:  abbiamo lasciato la luce accesa ieri? E mentre le domande si affollano sull’ignaro pittore che sembra quasi in trance , ipnotizzato da quella figura del cliente con un espressione non ancora catalogata, inizia a sentire la prima frase: “venga con me , devo farle vedere una cosa”.

Mai sono stati così interminabili quei metri che separano l’ingresso al salone e una volta giunti li’ il pittore non capisce cosa sia cambiato, visto che e’ tutto uguale al giorno prima. E’ questione di frazione di secondo che una valanga di obiezioni relative alle asperità del muro ricoprono per intero il pittore, che con proverbiale pazienza tira un sospiro di sollievo e spiega con calma tutti i processi lavorativi necessari per la riuscita di un buon lavoro.

Con estrema calma, presenta i vari passaggi e materiali come se stesse parlando di un intervento chirurgico, presentandoci il primer, che serve ad ancorare qualunque materiale alle pareti,  paragonandolo al disinfettante, per eliminare quelle tracce di colla che altrimenti farebbero irritazione con lo stucco. Poi ci rassicura come un bravo ortopedico, che il gesso tanto utile per le fratture e le lesioni e’ quello che serve per riparare gli assestamenti , insieme alla garza, anzi per non sbagliare  prescrive di ingessare tutta la stanza . Poi aspettiamo che si asciughi, e procediamo con delle spugnette abrasive per evitare gli eccessi , operazione polverosa, ma che da bravo medico della casa, viene effettuata con mascherine. Infine, dopo una ripulita, una mano di fissativo per eliminare ogni traccia di polvere, un po’ come un collirio, si e’ pronti per la tinteggiatura.

Sono le 8.07 e finalmente e’ stata riportata la serenità nella famiglia, che per una sera aveva cercato di mettere a tacere il rimorso di un lavoro sempre rimandato per paura degli sconvolgimenti.

Eppure in tutta questa analisi minuziosa dei perché e per come, era sfuggito un dettaglio che era nella parete della porta, proprio in alto, dove c’erano 2 iniziali. Erano rimaste li da circa 20 anni quelle lettere G.M che indicavano l’autore di quel lavoro relativo alla stoffa, che adesso veniva demolito. Non erano due lettere scritte alla perfezione, infatti erano scritte con il pennello che si usa per pitturare gli angoli delle stanze, e il colore usato altro non era che lo stesso del soffitto. Chi mise quelle iniziali sapeva che sarebbero state nascoste dalla stoffa, ma come per smania di fama, anche se nascosta, o per soddisfazione nel poter rivedere tale sigla o pensando che qualcuno si sarebbe chiesto chi era costui in fase di successivo restauro, era orgoglioso di aggiungere quest’altra firma ignota a tante altre.

E pensare che quando G.M aveva consegnato tale lavoro aveva visto la soddisfazione del cliente dipinta nel suo viso, era stato pagato per l’opera delle sue mani, per l’intelligenza prestata nel nascondere giunture e difetti, per la consulenza nel proporre la stoffe che avrebbe dato piu’ calore agli ambienti e avrebbe nascosto i difetti delle pareti.

Ma adesso a dispetto di quella sigla che chi la pose sperava di rivederla, il tradimento avveniva per due volte:il suo lavoro non c’e’ piu’ e chi lo rifà e’ un altro artigiano.

In fondo questo e’ relativo con l’attentato che ha ricevuto la carta e la stoffa , costringendo una lunga lista di sigle nei muri a ritrovarsi soppiantati da artigiani giovani che dovevano solo spingere un rullo e da una lunga schiera di hobbisti che apprendevano lezioni dai negozianti.

Questo ha fatto nel tempo scomparire gli artisti nel settore, quelli che non tagliavano la carta agli angoli, che nascondevano bene la giuntura dove il disegno non corrispondeva, che foderavano armadi, porte, cornici di quadri, mantovane per le tende, che mettevano la carta nei soffitti, talvolta anche in corridoi lunghi 9 metri con fogli unici.

La vendetta sulla carta sembrava effettuata con successo.

Adesso il popolo “scarta la carta” poteva godersi la libertà e la vittoria su un epoca che li aveva oppressi. Adesso la zia , la cugina, la sposa sfoggiavano pareti bianche, talvolta beige chiaro, colore crema, altri piu’ legati ai gusti del momento si sono affidati al salmone, al verde acqua, al giallo, fino a riscoprire, sempre in nome del cambiamento i colori forti, molto piu’ forti della carta ingiallita che gli aveva segnato la vita, quali bordeaux, marrone, blu cobalto, arancione, viola.  Ma poiche’ non e’ carta e i muri respirano anche se sembrano polmoni intossicati, va bene lo stesso, a limite vicino a questi colori mettiamo delle belle lampade, cosi’ il colore sembra piu’ chiaro, logico  no?

Ma ci siamo chiesti da dove e’ venuta l’idea di tale cambiamento? E’ frutto solo della nostra infanzia o ci sono altri elementi? In effetti tutti i negozi presenti nei centri commerciali, da etnapolis (Catania) alla Corte Lombarda (Milano) alla stessa stregua di  una sfilata di moda, ci propongono una macchia di colore vivace, che a furia di trovarla in ogni negozio,a volte viola, o bordeaux , ci affascina e ci fa sognare casa nostra piu’ colorata.

Ma il vero colpo di scena  e’ dietro l’angolo.

(continua……)       la parte 3/3 verra’ pubblicata il 20 Novembre 2010